Il Principe

Nell’articolo che segue viene presentata l’analisi di un’altra fiaba elaborata in gruppo e redatta per iscritto  dagli studenti del corso di Psicologia Dinamica 2015/16 presso l’Università popolare di Parma. Essa è stata da me analizzata oralmente, con l’interazione dei corsisti, durante alcuni incontri del Corso che è stato abolito dal Presidente dell’Università Popolare Dottor Comelli.

Il titolo della fiaba è “IL PRINCIPE

C’era una volta un giovane principe che vive in un castello con la regina sua madre e il re. Il re era spesso lontano, così la regina riversò tutte le sue attenzioni sul figlio. Il re morì. Il principe non volle assumersi la responsabilità del regno  così fuggì. Uscendo dal castello, incontrò una giovane contadina, ma lui la trattò male non la volle ascoltare e se ne andò. Durante il cammino, un drago gli sbarrò la strada  e lo sfidò.  Il principe, non potendo tirarsi indietro, affrontò il drago e lo fece , non con la spada, ma con la parola. Gli raccontò la sua storia e gli propose di tornare con lui al castello  per bruciare la regina. Il principe e il drago divennero amici. Insieme superarono numerose sfide e difficili prove. Il principe decise poi di tornare al castello. Rivide la contadina, ma questa volta le prestò attenzione  e se innamorò. Lui riuscì a perdonare la madre che non fu bruciata.

Analisi della fiaba dal punto di vista Junghiano:

C’era una volta un principe

Il principe appare spesso nelle leggende come un eroe: e’ la figura ringiovanita del Padre come il sole nascente  lo è del sole morente. L’energia che possiede  è piena di aspetttative e incarna  in nuce  tutte le possibilità  indirizzate  verso una regalità  che si configura   come una crescita piena di aspettative che precedono l’assunzione  di un potere adulto . “Potere” che indica  la piena consapevolezza  della propria identità  maschile come adulto.

che viveva in un castello,

come già affermato nella interpretazione della fiaba “Federico II”  vivere in un castello  può essere indice, per l’eroe della nostra storia, di una situazione di stallo che impedisce il movimento  in senso diacronico verso una crescita personale e l’attuazione di validi rapporti interpersonali in senso sincronico.

con la regina sua madre e il re.

Il primo personaggio che sale alla ribalta di questa fiaba è la regina. Il fatto che il suo primo attributo nel  governo del regno sia  “la funzione materna”  induce  a pensare che qualcosa sia andato storto nel rapporto  tra i coniugi regali.

Nei tempi antichi il re , nelle sue caratteristiche positive,veniva identificato con la  potenza virile, l’ordine e il vigore, autonomia , sicurezza  stima di sé .

Il re era spesso lontano,

Evidentemente l’animus regale non aveva un buon rapporto con l’anima forse perché troppo concentrato sul suo narcisismo a scapito del sentimento. D’altra parte la regina non era in grado di avere una relazione positiva con il proprio Animus forse perché troppo disturbata dalla propria istintività e superficialità.

così la regina riversò tutte le sue attenzioni sul figlio.

Il femminile si lascia dominare dal proprio Animus superficiale e converge la totalità della sua libido sul figlio  comportandosi in modo iperprotettivo.

Il re morì.

Il principio maschile, già abbastanza latitante nella vita quotidiana rappresentato dall’immagine  del re, scompare. All’interno della psiche della regina  viene  pietrificato per lasciar spazio ad un  femminile  caricatura della riflessività e coscienza.

Il principe non volle assumersi la responsabilità del regno

La mancanza di un padre reale e la pietrificazione dell’Animus della madre creano  disastri  nella psiche del figlio. L’iperprotettività della regina impedisce al figlio di distaccarsi dall’Uroboro materno,  rendersi indipendente, ed assumersi le sue responsabilità di adulto.

così fuggì

In questo momento il giovane è in difficoltà nel riflettere e nell’analizzarsi . Agisce in modo massivo e la sua Anima è disturbata dalle ombre della Madre. Sente che psicologicamente  la pietrificazione della madre lo ha contaminato ma non è ancora in grado di confrontarsi con la sua anima raggelata.

Uscendo dal castello ,

Il ragazzo inizia il suo movimento di crescita,  ma è ancora sotto l’influenza della “Grande Madre” che ne impedisce l’autonomia e la relazionalità positiva.

incontro una giovane contadina,

la giovane contadina è l’immagine di un femminile  che vive in stretto contatto con madre Natura.  Lavora la terra e con la sua benevolenza   alimenta la sua esistenza.  . Questa donna  chiede  al  principe “adolescente ” di svegliarsi   ed uscire dalla bara di ghiaccio dove lo ha imprigionato  la relazione con la Madre.

ma lui la trattò male

il  puer, nella relazione con l’altro, tende allo sfruttamento e alla manipolazione. Quando l’altro non soddisfa  alle  sue aspettative  il soggetto diventa furioso e sprezzante e se la prende con il malcapitato.

non la volle ascoltare e se ne andò.

il principe, che psicologicamente è rimasto un fanciullo (un puer) alle dipendenze delle ombre interiorizzate della madre, non possiede alcuna  capacità empatica  e in questo momento[nello stadio attuale]  non  è in grado di accettare ogni e qualsiasi responsabilità.

Durante il cammino,

Se  i nostri genitori non sono stati  in grado di fornirci gli strumenti per affrontare la vita la prima fase dell’esistenza diventa la più difficile e viene vissuta con  preoccupazione  ed ansia.

un drago gli sbarrò la strada

ll drago è rappresentato da qualsiasi ostacolo che cerca di sviarci dalla via verso la nostra autorealizzazione, in primis la dipendenza psicologica e materiale dalla famiglia di origine e i condizionamenti sociali. Il Drago più potente è tuttavia rappresentato dalla”Grande Madre”: la sfida più importante per gli esseri umani è tagliare il cordone psicologico con la madre che li ha portati in grembo.

e lo sfidò.

il confronto con i propri complessi emotivi  può essere  la strada che aiuta a crescere .

il principe, non potendo tirarsi indietro,

i sintomi di una malattia psicologica ci invitano ad andare “oltre a ciò che non si vede con gli occhi”  e a confrontarci con la nostra ombra inconscia.

affrontò il drago

il giovane principe  in questo momento è disponibile a riconoscere la sua debolezza personale, la sua bassa autostima e la sua grande vulnerabilità a mettersi in contatto con il proprio dolore.

Lo fece , non con la spada, ma con la parola.

Non vuole rimuovere i problemi ma desidera mettersi in rapporto con l’inconscio e dialogare.

gli raccontò la sua storia e gli propose di tornare al castello

si affida alle capacità curative dell’inconscio, ma il soggetto è ancora disturbato dal complesso materno che  ha sottratto energia e movimento  alla sua crescita come individuo adulto immobilizzandolo  nell’animus uroborico  e regressivo della Madre.

per bruciare la regina.

il periodo evolutivo del principe era stato caratterizzato  da una madre disturbata dall’inconscietà  la quale , attraverso l’ iperprotettività, aveva impedito al figlio di tagliare il cordone ombelicale con lei e divenire un adulto responsabile ed autonomo. In questo momento il giovane è ancora prigioniero  dell’Ombra  della madre che tiene in captività  l’Anima del figlio. La capacità relazionale del principe è ancora contaminata  dalla ombra diabolica  della Madre  che  esprime la propria negatività  facendo desiderare al  Principe la morte della madre sul rogo.

In questo momento il principe è ostaggio di un ‘ombra, causata da un complesso materno, che emotivamente  lo brucia.

Successivamente il principe e il drago divennero amici.

l’Io anziché contrastare l’inconscio diventa disponibile ad rapporto di fattivo dialogo e reciprocità.

Insieme superarono numerose sfide e difficili prove.

Il soggetto mettendosi in discussione riesce a comprendere la funzione propedeutica e compensatrice  dell’Inconscio.

Il principe decise poi di tornare al castello.

Il principe giunge ad una trasformazione. Il suo rapporto con il femminile   comporta la separazione dell’immagine della femminilità da quella  della Grande Madre terribile ovvero giunge a separare l’immagine della sua anima dall’archetipo del materno.

Rivide la contadina,

Dopo aver affrontato il complesso materno e  averlo risolto ed integrato. Il soggetto ritorna rigenerato e capace di ‘disedentificarsi’ dalla emozione negativa.

ma questa volta le prestò attenzione e se ne innamorò.

L’io  del principe è divenuto capace di un rapporto equilibrato e positivo  con  la sua parte inconscia [l’anima] e con la donna reale che gli chiede un atteggiamento responsabile  e propositivo.

Lui riuscì a perdonare la madre che non fu più bruciata!!!

Il giovane è ora capace di autentico sentimento  ed è in grado di prendere le distanze dal complesso emotivo che lo aveva reso incapace di un giudizio obiettivo.

      Il Principe



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