C’era una volta Filomena

C’era una volta Filomena che viveva nel suo castello coccolata ma soffocata dai suoi genitori. Non era felice e quindi decise di uscire dal castello  per avventurarsi alla ricerca di se stessa. Nel suo percorso incontrò tanti ostacoli (persone cattive che con raggiri le volevano impedire il percorso).Ad un certo punto  si scontra  con un terribile drago che la prende in giro e la spaventa. Filomena per salvarsi, si butta in un fiume  ma poi decide di reagire e dal fiume mostra un pesciolino rosso al terribile drago. Costui, avido, si butta sul pesciolino  ed entra in acqua dove tutte le sue fiamme vengono completamente spente. Filomena riesce così a nuotare tranquillamente per uscire poi dal fiume fortificata dalle sue esperienze. Sulla riva incontra un gobbetto in difficoltà. Lo aiuta ad attraversare il fiume entrando completamente in acqua;  alla riva opposta, uscendo dall’acqua il gobbetto appare nella sua vera dimensione di valoroso principe,nasce l’amore…. e  vissero felici e contenti.


FILOMENA

C’era una volta Filomena

Chi ha avuto in dote, dai propri dai propri genitori, il  nome di “Filomena” sarà una donna la cui vita sarà caratterizzata  dal  sentimento. Philos=amante che significa “amata” (participio presente medio passivo del verbo φιλέω, fileo, “amare”). Proprio questo significato viene attribuito al nome Filomena

che viveva nel suo castello

Essere “chiusi” nel proprio castello indica una situazione negativa. Se il castello sta in alto: si guarda il prossimo dall’alto verso il basso. Il rapporto e la relazione sono improntati ad una certa arroganza, animosità e sufficienza

coccolata e soffocata dai suoi genitori

Se i genitori impediscono alla propria creatura di evolversi  avvolgendola  tra le spire delle loro asfissianti  premure, la figlia rimane imprigionata nell’inconscio negativo[UROBORO]. Se il padre stringe a sé la figlia con un legame affettivo eccessivo sorge in lei una disposizione ad opinioni ostinate e a volte lontane dalla realtà. Si evolve un animus, non evoluto, che esclude la donna dal contatto con il sentimento e tende a isolarla indirizzandola ad una vocazione intellettuale (inclinazione verso valori intellettuali e spirituali) che la porteranno all’isolamento, all’arroganza, all’aggressività eccessiva e alla permalosità. In sintesi si costituisce “un complesso paterno positivo” che induce nella figlia:  rigidità, aggressività , animosità, valori intellettuali ed isolamento.

non era felice

Se la libido (l’energia della ragazza)era preda di un complesso Filomena viveva la propria esistenza disturbata da realtà emotive ed affettive che le toglievano  energia vitale e la rendevano infelice.

e quindi decise di uscire dal castello

L’io cosciente  della ragazza desidera separarsi dalla realtà precedente che l’inglobava in una situazione indifferenziata come il grande mare oceano che tutto muove e tutto ingloba:

per avventurarsi alla ricerca di se stessa.

Filomena intende far emergere l’isola del suo “Io” dall’inconscio. La ragazza si allontana dall’Uroboro per mezzo della capacità di distinguere, separare e conoscere attraverso un atto d’incorporazione. L’Io conosce attraverso un atto d’incorporazione.La coscienza diventa un organo per frantumare, digerire e ricostruire gli oggetti  del mondo e dell’inconscio: proprio come l’apparato digerente del corpo che scompone chimicamente gli oggetti ingeriti e così assimila e li assimila per la costruzione di nuove strutture:

Nel suo percorso incontrò tanti ostacoli

Ombre con le quali Filomena si deve confrontare: quando una donna è posseduta dall’animus si deforma comportandosi come la controfigura del maschio e occulta e tace il suo aspetto femminile e non incontra il maschile. Spesso”il pubblico” costringe il femminile verso un destino sessuale e biologico.

persone cattive

Persone cattive, seguaci della coscienza pubblica, non permettono all’Io di individuarsi  spingendo il soggetto nella solitudine più profonda:

che con raggiri 

La coscienza pubblica desidera sempre e universalmente  uniformare l’individuo alle  regole pubbliche. Si obbliga l’individuo a seguire gli obiettivi e le visioni formali accettate dalla maggioranza e da chi detiene il potere religioso o laico. L’Io del soggetto è pertanto costretto a subire patimenti attraverso raggiri, costrizioni e repressioni nei confronti dei propri bisogni, desideri e obiettivi  personali  ed individuali.

Volevano impedire il percorso

Se il soggetto non riesce a far fronte ai raggiri nei propri confronti, messi in circolazione da parenti, genitori, maestri, autorità pubbliche: laiche e religiose, si ammala di nevrosi e diventa  depresso. Per la donna  la nevrosi attua una restaurazione di un femminile dipendente dalla testa del padre: “femminile unilaterale” che vive solo d’intelletto e di conseguenza la sua sessualità rimarrà disturbata. Mostrandosi a volte in forma aggressiva a volte bloccata[vagina frigida].

Tale femminile , vittima del padre e del pubblico, paga le conseguenze  della prevaricazione familiare e pubblica  attraverso una condizione di disagio che le impedisce di vedere che lei sta male perché vive un tutt’uno con la sua ombra incistata  nella sua ombra.

Il femminile frigido non intende riconoscere le sue difficoltà a relazionarsi  positivamente con se stessa e con  l’altro.  Vive la sua condizione di disagio  non rendendosi conto della propria nevrosi  e dirigendo la propria energia disturbata  sul proprio fisico [soma]facendo ammalare il proprio corpo e nella fattispecie il proprio  organo genitale. Pertanto la vagina si irrigidisce e impedisce la penetrazione del pene maschile  nel canale vaginale.

Ad un certo punto si scontra con un terribile drago che la prende in giro e la spaventa con lingue di fuoco.

Il  drago è l’Uroboro che castra l’io, ne “brucia” l’evoluzione e lo riporta regressivamente ad uno stato pubblico ed indifferenziato.  Se l’Io si lascia prendere in giro è spaventare dall’ Uroboro rischia “la regressione”. L’io e il drago diventano la stessa cosa: il drago riassorbe l’Io in una forma regressiva indifferenziata e l’io non è più differenziato dall’inconscio.

Filomena, per salvarsi, si butta nel fiume

Filomena spaventata dall’Uroboros diviene un tutt’uno con l’inconscio e regredisce!!!!

ma poi decide di reagire

Dopo una prima situazione regressiva di iniziale morte della coscienza  che ritorna a far parte dell’inconscio collettivo  decide di reagire e di rinnovarsi.

e dal fiume mostra un pesciolino rosso  al terribile drago.

Il carattere terribile del drago consiste nella sua capacità di spaventare, sedurre l’io e riportarlo disintegrato dentro il drago stesso. Se l’Io desidera superare la paura e il drago  deve esporsi alla forza disintegrante dell’Uroboro senza lasciarsi mettere sotto da lui. Pertanto  l’Io  offre  all’inconscio la possibilità di un rapporto “energetico equilibrato” con lui.

Costui, avido, si butta sul pesciolino:

L’inconscio, secondo le sue modalità, accetta il rapporto che l’io della fanciulla gli ha proposto.

(Di conseguenza la coscienza si rende disponibile ad integrare gli input dell’inconscio accettando di ascoltare e alimentare un rapporto positivo con l’inconscio).

ed entra in acqua 

L’Uroboro  in questo momento è disponibile ad un dialogo con l’Io della ragazza in una situazione paritaria

dove tutte le sue fiamme vengono completamente spente.

Pertanto l’inconscio, riequilibrato  il  rapporto con la coscienza della fanciulla, su indicazione sollecitazione  dell’Io ragazza stessa [che ha proposto attraverso il pesce rosso un movimento che ha alimentato e soddisfatto un rapporto paritario con l’inconscio] spegne ogni aggressività e  non si mette più contro l’Io.

Filomena riesce così a nuotare tranquillamente

Dopo essersi confrontata con l’inconscio ed averlo integrato ad un  livello superiore,  Filomena adesso vive un rapporto equilibrato con lui.

per uscire poi fortificata dalle sue esperienze.

Nelle esperienze dell’esistenza Filomena si è confrontata con  l’inconscio. Incontrandolo non se ne è lasciata spaventare né sedurre, ma è stata capace di proporre un rapporto paritario con lui. In questo momento, avendo fatto amicizia con l’Inconscio archetipico rispettando le sue esigenze e trasformandole, la fanciulla è divenuta  capace di utilizzare le energie libidiche  e metterle a disposizione dell’Io.

Sulla riva incontra un omino gobbetto

Filomena, facendo  esperienza della vita, incontra una  parte ombra di se stessa. Essa è troppo formale  ed ingessata ed appesantisce come uno zaino [un animus ingobbito] la sua esistenza.

in difficoltà.

L’ombra di cui sopra genera difficoltà.

Lo aiuta ad attraversare il fiume

Filomena si mette in discussione per confrontarsi con il proprio animus ed  aiutarlo a giungere al di là delle immagini pubbliche  che lo appesantiscono e che lo limitano. [La traversata orrisponde al superamento di un ostacolo che separa due ambiti.]

entrando con lui completamente in acqua;

chiede aiuto all’Inconscio e si ha pertanto un battesimo trasformativo  e rigenerante  per mezzo dell’inconscio.

insieme giungono alla riva opposta,

Filomena riesce  rinnovarsi  e fare il percorso di cui sopra

uscendo dall’acqua,

l’inconscio ha aiutato l’io  ad effettuare una presa di coscienza e un’integrazione  delle ombre che appesantivano la schiena dell’animus di Filomena.La fanciulla è stata rigenerata per mezzo dell’Inconscio.

il gobbetto appare nella sua vera dimensione di valoroso principe,

l’io divenuto  più capace di introspezione e discriminazione,   attraverso un rapporto positivo con l’inconscio,  genera un ulteriore equilibrio  superiore “tra l’io e l’inconscio” ovvero con l’aiuto dell’inconscio “l’Animus”  si è trasformato e  liberato dalle ombre di cui sopra e l’energie della libido si dispiegano al servizio della coscienza. [dell’IO].

nasce l’amore e ……vissero felici e contenti.

L’io di Filomena è ora in rapporto equilibrato con il suo Animus.
IL FEMMINILE  è ora autenticamente disponibile alla relazione con se stessa e c on l’altro. Ora la ragazza è in grado di discriminare e di vigilare per non lasciarsi  trascinare né dalle immagini pubbliche né dall’istintività individuale. Si apre al SENTIMENTO che è una funzione conoscitiva discriminativa di valori e  si avvia verso ll’individuazione.

 



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