Percorsi di individuazione: Riccioli d’Oro

Nell’articolo che segue viene presentata l’analisi di una fiaba, elaborata in gruppo e redatta per iscritto dagli studenti del corso di Psicologia Dinamica 2015/16 presso l’Università Popolare di Parma. Essa è stata da me analizzata oralmente, con l’interazione dai corsisti, durante alcuni incontri del Corso che è stato abolito per volontà del Presidente Comelli.

La fiaba s’intitola

”RICCIOLI D’ORO E IL DRAGO DAGLI OCCHI AZZURRI”

C’era una volta un maestoso castello che brillava di rara bellezza, lì vivevano un buon re e una buona regina con la loro piccola bambina di nome Riccioli d’oro. La vita scorreva come un dolce e tranquillo fiume.

Un giorno arrivò da molto lontano là oltre i monti innevati un viandante che chiese di parlare con il re e la regina.

Il viandante disse loro: “Buon re e buona regina lungo il mio cammino ho incontrato un manipolo di cavalieri di nero vestiti con armi e afre minaccioso che andavano alla ricerca di una bimba di nome Riccioli d’oro da rapire e portare al loro re.

Tutto in quel giorno si fece cupo e triste. Il re e la regina con i saggi si chiusero in una stanza e parlarono tutta la notte.

Non resta che far par partire Riccioli d’oro e loro restare a sbarrare il cammino dei cavalieri.

Spiegarono tutto a Riccioli d’oro e le dissero corri, corri ma non voltarti mai indietro!!!.

Riccioli d’oro camminò per giorni e giorni quando un mattino buoi e piovoso sentì delle voci e il suo cuore triste le scambiò per le voci dei suoi genitori e si voltò: In quel momento esatto la terra sotto i suoi piedi sprofondò e lei cadde in una caverna. Un drago abitava lì e quando la vide cercò di prenderla allungando le fauci infuocate.

Riccioli d’oro si rifugiò in una piccola nicchia e guardò in faccia il drago. Aveva due grandi occhi azzurri con le lacrime che bagnavano quel muso orrendo.

Riiccioli d’oro si rannicchiò e per consolarsi pensò alla canzoncina che cantava con la mamma la …la ..la e le lacrime  iniziarono a scendere  e come un fiume in pena travolsero il drago che come per incanto  perse le sue orrende sembianze  e s scoprì che era un giovinetto di gentil aspetto.

Si guardarono e si abbracciarono capendo che per entrambi era stata una bruttissima avventura e che ora superata potevano tornare più forti e più grandi

RICCIOLI D’ORO E IL DRAGO DAGLI OCCHI AZZURRI
C’ERA UNA VOLTA UN MAESTOSO CASTELLO CHE BRILLAVA DI RARA BELLEZZA,

il CASTELLO è un simbolo complesso è luogo di protezione,  la cinta di mura che lo circonda, però, lo separa dalla realtà esterna. Il rimanere chiusi nel proprio castello può significare una personalità introversa che ad uno sguardo superficiale può apparire “maestosa” ma per l’attento ricercatore, che s’impegna ad andare oltre quello che vedono gli occhi e vuole andare al di là, evidenzia un’Ombra che blocca  l’energia vitale del soggetto avvelenandolo per mezzo di rigide idee conservatrici che non devono essere messe in discussione.

LI’ VIVEVANO UN BUON RE E UNA BUONA REGINA

Interpretando la figura del re come simbolo, come dice Jung, il re rappresenta in generale il contenuto o l’atteggiamento dominante della coscienza collettiva che troppo spesso si fossilizza nella quiete del mantenere “lo status quo”. L’anima del re [la regina] regola la sua condotta personale sulle norme tradizionali comuni, sulle idee correnti,sulla religione e sul dovere. Sostituisce un atteggiamento psichico spontaneo con un atteggiamento artificiale. Compie ciò che è giusto secondo il dovere e la consuetudine: ha un comportamento normale, ma privo di sentimento e di autenticità.

CON LORO LA PICCOLA BAMBINA DI NOME RICCIOLI D’ORO.

‘Riccioli d’oro’ il cui  nome “Riccioli”  evoca la possibilità di un futuro costellato di situazioni arricciate da sbrogliare e la qualificazione del colore dei capelli  “d’oro”  richiama Apollo dio della luce solare, figlio prediletto dal Padre Giove, il cui scopo era  eseguire a volontà del padre”.La qualità di figlia del padre fa sì che Riccioli d’oro si  ispiri  a Minerva, sorella di Apollo, e pertanto venga istintivamente trascinata a difendere i valori patriarcali  che esaltano la tradizione paterna. Sia inoltre portata, in maniera del tutto naturale, ad accettare come regole di comportamento e le norme stabilite . Data la natura conservatrice si trova a disagio nell’accogliere i cambiamenti che l’esistenza richiede. Quando l’archetipo Atena è presente la donna Minerva ha una grande capacità di congelare la spontaneità e la vitalità. La sua mancanza di sensibilità può essere così devastante da sconvolgere un’atmosfera cambiandone il tono profondamente personale in qualcosa di superficiale e scostante. Ogni volta che ciò accade essa è inconsapevole dell’effetto negativo che scatena. Atena fa molta fatica a sforzarsi di creare un rapporto e spesso non è capace di vera comunicazione. Quando una donna indossa la corazza di Atena,su cui è raffigurata l’egida di Medusa,si mimetizza attraverso difese intellettuali e tiene gli altri a distanza emotiva attraverso la propria animosità nasconde dietro un dito la propria vulnerabilità.

LA LORO VITA SCORREVA COME UN DOLCE E TRANQUILLO FIUME.

Jung ci fa sapere che un’eccessiva tranquillità nella vita di coppia crea situazioni disfunzionali tra i partners . Ciò che mette in difficoltà e porta al ristagno della libido tra i coniugi è quasi sempre l’incapacità di uno o di emtrambi di sopportare il contrasto. C’è chi dipendente da una madre,dalle mammelle ricolme di latte, non si può permettere di esprimere le proprie insofferenze temendo di deludere un femminile tanto amabilmente generoso e disponibile.Vi sono individui che esprimndo il proprio dissenso pensano di recare un dolore insostenibile e hanno paura di non essere accettati o lasciati soli.Oppure c’è chi incistato della propria ombra  crede in modello di perfezione nel quale non è contemplato il lato oscuro individuale e/o di coppia. “Tutto a posto, niente in ordine” le colpe dei padri le subiranno i figli…!

UN GIORNO ARRIVO’ DA MOLTO LONTANO LA’ OLTRE I MONTI INNEVATI.

Da molto lontano “dalle profondità dell’inconscio” arriva una visione più ampia e più chiara quella che si può avere dopo aver guardato dall’alto di una montagna innevata.

UN VIANDANTE CHE CHIESE DI PARLARE CON IL RE E LA REGINA.

Il viandante è colui che è in movimento e porta movimento nella propria e altrui esistenza. Il movimento si attua tra il polo positivo e quello negativo dell’esistenza come accade quando la vita scorre.  Gli eventi possono diventare occasione di un nostro dinamico processo di maturazione. Se l’energia psichica non viene utilizzata nel modo giusto anziché scorrere s’imputridisce come i cibi che in sé sono utili  come nutrimento, ma se vengono lasciati abbandonati al caldo estivo imputridiscono.

IL VIANDANTE DISSE LORO :”BUON RE E BUONA REGINA LUNGO IL MIO CAMMINO HO INCONTATO UN MANIPOLO  DI CAVALIERIDI NERO VESTITI  CON ARMI E FARE MINACCIOSO ANDAVANO ALLA RICERCA DI UNA BIMBA DI NOME RICCIOLI D’ORO DA RAPIRE E PORTARE AL LORO RE”.

I cavalieri neri simboleggiano il male con le sue ombre negative. Più precisamente si appalesa e si descrive l’incoscienza di un “Io” che pensa di avere la preminenza sull’inconscio attraverso un atteggiamento superficiale ed arrogante. La razionalità vuole spadroneggiare nella coscienza e imporre la tracotanza della sua sicumera nei confonti dell’incoscio.  In sintesi l’Io che crede di essere padrone in casa sua e vuole imporre la sua improntitudine.

TUTTO IN QUEL GIORNO SI FECE CUPO E TRISTE E IL RE E LA REGINA CON I SAGGI SI CHIUSERO IN UNA STANZA E PARLARONO TUTTA LA NOTTE.

Metacomunicazione: si comunica sulla comunicazione per dare una risposta di sentimento. Anziché lascarsi bloccare da un Io che, con le sua superficialità e con le sue ingiunzioni stereotipate e pubbliche, induce alla depressione si riflette e si ‘comunica sulla sua comunicazione’ ovvero si attua una “metacomunicazione”si cerca una soluzione in contatto propositivo con l’inconscio. Non ci si lascia disturbare e trascinare da un’emozione di paura, ma si cerca una soluzione che contenga una riflessione sull’emozione si mette in movimento la funzione del ‘SENTIMENTO’.

NON RESTA CHE FAR PARTIRE RICCIOLI D’ORO.

M.L. Von Franz, allieva e collaboratrice di Jung, dice che se vogliamo uscire da uno stato depressivo il primo passo da compiere è quello  di mettersi in movimento. Restare fermi non porta da nessuna parte e alimenta e peggiora lo stato di disagio.

E LORO RESTARE E SBARRARE IL CAMMINO DEI CAVALIERI.

Il sentimento dovrà , parafrasando il lavoro degli alchimisti più illuminati che volevano aiutare i propri simili verso un cammino spirituale,  dissolvere i contenuti disarmonici ovvero procedere alla fase più dolorosa della Nigredo(che corrisponde psicologicamente alla fase dell’analisi dei propri contenuti diarmonici) :”la Putrefatio” che corrisponde alla dissoluzione , cioè alla morte di tutto quanto era prima importante per la coscienza . ‘La putrefatio’ per analogia corrisponde alla morte di ciò che regnava prima nella coscienza e la disturbava.

SPIEGARONO TUTTO A RICCIOLI D’ORO E LE DISSERO: “CORRI, E NON VOLTARTI INDIETRO!!!”

Nel mito di Orfeo l’innamorato perde la sua amata perchè non ha fiducia nella luce del suo sentimento e si lascia disturbare dalla regressività della propria Ombra. Orfeo perde Euridice perché si volta indietro.

 RICCIOLI D’ORO CAMMINO’ PER GIORNI E GIORNI

L’esistenza ci porta a fare esperienza  della vita nel tempo e nello spazio ed il movimento analogicamente ci mette in contatto con il cosmo che si muove con perenne dinamicità  sincronica e diacronica.

QUANDO UN MATTINO BUIO E PIOVOSO SENTI’ DELLE VOCI IL SUO CUORE TRISTE LE SCAMBIO’ PER LE VOCI DEI SUOI GENITORI.
Può accadere che dopo un periodo di impegno la tensione tra la coscienza e l’inconscio diventi troppo forte  e la successione temporale faccia sì che si manifesti nell’esistenza il predominio del polo opposto ovvero le difficoltà emotive collegate alla supremazia  della testa  e alla ricerca del consenso pubblico conducano l’individuo ad una situazione regressiva.

E SI VOLTO’ IN QUEL MOMENTO ESATTO LA TERRA SOTTO I PIEDI SPROFONDO’ E CADDE IN UNA CAVERNA.

Come nella situazione di Orfeo la sua parte Anima (la sua capacità di relazione)precipita nell’Ade-Inconscio. Finisce in una situazione di disordine emotivo e ritorna preda di un disturbo depressivo.

UN DRAGO ABITAVA LI’ E QUANDO LA VIDE CERCO’ DI PRENDERLA ALLUNGANDO LE FAUCI INFUOCATE.

L’inconscio s’infuria e vuole aggredire “una persona di testa” che dà troppa importanza e  valore” alla razionalità e agli imperativi categorici” che riguardano i doveri imposti dalla realtà pubblica interiorizzata attraverso l’educazione “ l’inconscio non può che bruciare e provocare bruciori ad una persona che masochisticamente si è lasciata schiavizzare da una coscienza disturbata”.

RICCIOLI D’ORO SI RIFUGIO’ IN UNA PICCOLA NICCHIA

La fanciulla nei confronti dell’inconscio riconosce i propri errori tramuta l’arroganza dell’io in arrendevolezza diventa piccola e umile  tanto da poter essere contenuta in una nicchia.

E GUARDO’ IN FACCIA AL DRAGO AVEVA DUE GRANDI OCCHI AZZURRI CON LACRIME CHE BAGNAVANO IL MUSO ORRENDO.
L’azzurro è il colore del cielo che si trova in alto sopra di noi. Gli occhi sono lo specchio della realtà interiore.In questo momento la fanciulla incomincia ad avere una visione più ampia della propria condizione interiore e a prendere le distanze dall’arroganza delle testa. Inizia a mettersi in contatto autentico con il proprio inconscio che sembra essere dispiaciuto di essere stato costretto a farla soffrire per aiutarla a rendersi conto dei suoi errori causa dei disturbi emotivi. Riccioli d’oro prende le distanze dalla propria contaminazione e piange sul suo proprio animus disturbato dalla testa. [Io e logos].  L’inconscio, di fronte a questa metanoia, inizia a divenirle amico.

RICCIOLI D’ORO SI RANNICCHIO’ E PER CONSOLARSI PENSO’ ALLA CANZONCINA CHE CANTAVA CON LA MAMMA:”LA…LA…LA…..!”

Jung racconta che, durante l’esercizio della sua professione di psicologo del profondo, le era stata inviata una paziente che i colleghi consideravano impossibile da guarire.  Non sapendo quali pesci pigliare, durante la prima seduta, ebbe l’ispirazione di intonare una canzoncina che aveva spesso sentito cantare quando era fanciullo. La cosa funzionò e fu l’inizio di una terapia che portò alla guarigione della paziente. Jung definì ciò che era accaduto:”Grazia di Dio”.

E LE LACRIME INIZIARONO A SCENDERE E COME UN FIUME IN PIENA TRAVOLSERO IL DRAGO.

Nasce la tenerezza l’accoglienza, la responsabilità: si è fecondati dal sentimento.

CHE COME PER INCANTO PERSE LE SUE ORRENDE SEMBIANZE E SI SCOPRI’ CHE ERA UN GIOVINETTO DI GENTIL ASPETTO.

L’inconscio diviene amico e l’Animus negativo della ragazza  si trasforma  e si rivela nei suoi aspetti positivi: libido in movimento,  capacità di riflettere e penetrare “l’esistente” per mezzo della “funzione di sentimento”.

SI GUARDARONO E SI ABBRACCIARONO CAPENDO CHE PER ENTRAMBI  ERA STATA UNA BRUTTISSIMA AVVENTURA.

Ulteriore presa di coscienza delle contaminazioni precedenti e del rapporto negativo con l’inconscio che si era rivoltato contro un Io che lo aveva trattato con un comportamento irrispettoso . Adesso l’Io e l’Inconscio –La fanciulla e il suo Animus (parte maschile inconscia della fanciulla) si sono autenticamente riconosciuti e sorge un genuina considerazione che porta ad un abbraccio ed una riflessione sul passato attraverso il sentimento.

E CHE SUPERATA POTEVANO TORNARE PIU’ FORTI E PIU’ GRANDI.

La sofferenza dell’Io è spesso il risultato della sua inconsapevolezza. Se le proprie ombre ed i propri complessi emotivi vengono integrati il soggetto diviene  più autentico ed individuato.

 



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