RIFLESSIONI

Jung, il grande psicologo svizzero fondatore della psicologia analitica, diceva che le difficoltà di comportamento dei figli vanno ricercate nei problemi che i genitori non sono stati capaci di risolvere o non hanno voluto affrontare.

Molte madri e molti padri ripetono con i propri ragazzi i modelli di comportamento assimilati dai propri genitori senza rendersi conto di aver acquisito dei condizionamenti in modo acritico e modelli di origine culturale consolidati dall’abitudine. Se gli adulti non diveranno capaci, attraverso una revisione e riflessione critica ed un successivo comportamento adeguato, di andare oltre i condizionamenti ricevuti dai genitori, costringeranno le nuove generazioni ad ammalarsi delle nevrosi familiari e a vivere con sofferenza a causa dei problemi non risolti dei loro genitori.

Un esempio classico ci viene presentato dai nuclei familiari dove il padre si comporta da padrone e sfrutta i figli o viceversa è sempre assente nei confronti del nucleo familiare come è stato suo padre.

Un padre Zeus, geloso ed egoista, che privilegia alcuni figli rispetto ad altri, che comanda e che maltratta la prole, infonderà nei giovani mancanza di sicurezza, scarso autocontrollo e senso di inferiorità con il rischio che figli e nipoti divenuti adulti siano la fotocopia dello stesso genitore se non faranno qualcosa per rompere l’anello di ombre negative ricevute ed acquisite nell’esperienza familiare.

Una donna Cerere, la grande dea dell’abbondanza a cui avevano rapito la figlia Prosepina, celebrata come grande madre protettiva, sembra avere un forte senso materno, ma in realtà se la protettività è esagerata, nasconde un’ipotrofia del medesimo, ovvero un forte desiderio di possesso e di egoismo nei confronti di chi le vive accanto.

Tale madre avrà un forte atteggiamento iperprottettivo nei confronti dei figli, li renderà paurosi o temerari e, se le sarà concesso, perpetuerà il proprio disturbo attraverso le nevrosi causate ai figli e ai nipoti, sequestrati ai genitori, se ne avrà la possibiltà.

Una madre matrigna priviligerà alcuni figli nei confronti di altri, quelli più simili e più comprensivi nei confronti del suo comportamento anafettivo e narcisista verso alcuni figli ed ipocrita e convenzionale verso l’esistenza. Per non sentire alcun senso di colpa sarà repressiva e manesca nei confronti dei ragazzi ribelli alle sue ipocrisie. Per negare o tenere a freno i sensi di colpa da lei percepiti attraverso la contestazione di parte dei bambini, che istintivamente non accettano il suo modo di fare e di relazionarsi “ipocrita” userà le mani per rinforzare la sua idea che coloro che sbagliano sono coloro che le si ribellano e vanno corretti perché chi sbaglia sono loro non lei. In questo modo i sensi di colpa della madre-matrigna saranno rimossi, ma i figli colpevolizzati pagheranno sulla propria pelle con sofferenze depressive la colpa di essere stati autentici nei confronti della madre.

Un’alternativa alle situazioni disturbanti sopraccitate è la realizzazione pratica di un comportamento genitoriale che, nel tempo sia capace di mettere in discussione e redimere attraverso una riflessione critica non solo attraverso la testa ma soprattutto usando il proprio autentico sentimento, il proprio back-ground familiare e culturale e che cerchi di contrastare la parte negativa legata ai danni causati dai familiari nevrotici.

Mentre per una specifica professione o lavoro esiste un addestramento, per il mestiere di genitore non esiste una specifica preparazione. Se i nonni hanno cresciuto la propria prole con scarsa conoscenza dei bisogni dei bambini e del modo con cui dovrebbero essere soddisfatti, la loro prole ovvero i successivi genitori, rimarrà inconscia, ripeterà nei confronti dei propri bambini i comportamenti dei genitori e i figli, nella maggior parte dei casi, cresceranno con disturbi della psiche e difficoltà comportamentali.

Lo schema di riferimento attraverso il quale molti adulti considerano la realtà é prevalentemente orientato verso “il futuro” contrariamente ai bambini che vivono “il presente” e sono in difficoltà nel percepire quale rapporto vi sia fra il loro comportamento e il futuro. Il fanciullo non è un adulto in miniatura, e quindi è giusto che gli adulti accettino che per un bambino il centro è: “il qui ed ora e la soddisfazione dei suoi bisogni del momento”.

Spesso gli adulti sono in difficoltà nel percepire la natura transitoria delle reazioni e dei comportamenti infantili che cambieranno nel tempo atttraverso il normale processo maturazionale. Se gli adulti reagiscono attraverso un eccesso di proibizioni o di lassismo (non si curano affatto dei bambini e li lasciano in balia della loro istintualità) rischiano di bloccare i bambini in uno stadio immaturo e di disturbare il normale processo di crescita.

Spesso la natura e gli slanci infantili dei bambini entrano in conflitto con le richieste di inibizione e controllo desiderate dagli adulti.

I genitori temono che il comportamento capriccioso del figlio diventi un tratto permanente del suo carattere e della sua personalità e tendono con inossidabile persistenza ad eliminarlo.

E’ necessario che i genitori capiscano i bisogni dei figli e siano in grado di guardarsi criticamente allo specchio e riflettere e focalizzare luci e ombre del proprio comportamento. Per aiutare i bambini a crescere e a controllare i propri impulsi è necessario l’esempio e la parola di persone che li accettino e li amino.

Il bambino imparerà a mettere un freno agli impulsi istintivi negativi e a limitare i propri atteggiamenti egoistici se le correzioni saranno dosate attraverso provvedimenti lentamente progressivi, in linea con le disponibilità del bambino e la sua capacità di sopportare la deprivazione e il controllo.

Si aiuterà i ragazzi a crescere attraverso un clima familiare positivo, giocoso e propositivo non sollecitando la dipendenza , ma la progressiva autonomia, stando attenti a non ripetere o fare discorsi familiari punitivi demotivanti sprezzanti o brutali che favoriscono la crescita di un individuo estremamente debole e spaventato, né con i soli discorsi punitivi che generano paura di tutto e incapacità a prendere decisioni autonome soprattutto dal punto di vista affettivo.

Possedere una natura diversa non implica e non esprime inelluttabilmente un antagonismo distruttivo, ma può contribuire ad un’armonia in cui ognuno può esplicitare la propria differenza che può generare un più profondo discorso ed esperienza d’amore verso noi stessi e le proprie creature.

E’ condizione fondamentale per lo sviluppo armonioso di un individuo una famiglia dove madre e padre amino per se stesse le loro creature, non perché rispondono ai loro bisogni affettivi o alle loro aspettative, e con il loro affetto costituiscano le basi per una sicurezza interiore nei propri figli.

Non con rigorosi atteggiamenti autoritari o lassisti che i genitori otteranno la disponibilità dei bambini, ma con l’autenticità, la comprensione e il prendersi cura autenticamente di stessi e dei propri figli. Se nella loro realtà interiore gli adulti saranno capaci di conservare l’autencità della natura infantile, riflettendo sul vecchio, trasformandolo e integrandolo con il nuovo, diverranno positivo esempio e modello che dà sicurezza, protezione e amore.

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