Il simbolo del Fanciullo Divino

Il simbolo è la migliore rappresentazione di un contenuto inconscio che non è possibile esprimere in termini razionali. Dando luogo ad un immagine che viene percepita fisicamente fa da ponte tra una realtà fenomenica e ciò che la trascende. Per questo evoca e non definisce. Può avere pertanto molti significati. Oggi analizzerò il simbolo del fanciullo divino.

Per Jung detto simbolo ha lo scopo di richiamare l’individuo che si e creato una personalità artificiosa a rimanere collegato alle proprie radici inconsce ed istintive.  Radici smarrite a vantaggio di una persona artificiosa in contrasto con la personalità originaria.  Il soggetto che si è creato una persona artificiosa ha prodotto una negazione violenta della propria natura originaria in favore di una persona corrispondente alle proprie ambizioni. A tale proposito citerò il prodotto onirico di una paziente di trentaquattro anni affetta da ansia e atteggiamenti isterici. La giovane donna mostrava comportamenti marcatamente maschili e il suo linguaggio era a volte sboccato. La paziente aveva sognato di essere ermafrodita: accarezzandosi si era auto fecondata.  La gravidanza e la successiva nascita del neonato comportavano la scomparsa del suo membro virile.  Forse l’inconscio proponeva alla paziente il sacrificio di una persona artificiosa con penetratività troppo pronunciata?

Il fanciullo è simbolo unificatore degli opposti: un mediatore, un artefice della totalità. La coscienza è essenzialmente concentrata su un numero esiguo di contenuti che vengono elevati al maggior grado di chiarezza possibile.

Conseguenza necessaria è l’esclusione di altri contenuti suscettibili di divenire coscienti. Tale esclusione, inevitabilmente, produce una certa unilateralità nel contenuto della coscienza. La volontà della coscienza differenziata, dell’uomo civilizzato, è uno strumento efficace per realizzare i suoi contenuti: così facendo rischia di smarrirsi nell’unilateralità e di deviare dalle proprie radici. La funzione del simbolo è quella di compensare e rettificare in maniera significativa l’unilateralità della coscienza. Di fronte ad una situazione di contrasto tra la coscienza e la psiche inconscia “il fanciullo”, che è totalità in divenire, aiuta l’individuo a superare i contrasti. La coscienza non sa superare i contrasti e non riconosce ciò che li risolve. Dall’urto dei contrasti la psiche inconscia crea un terzo, di carattere inatteso e inconcepibile per la coscienza: ”il fanciullo unificatore”. Il carattere “numinoso” del fanciullo è dato dal fatto che la coscienza agogna alla soluzione del conflitto per unificazione dei contrasti. Pertanto “il tertium” riesce a farsi strada nella coscienza. Il fanciullo, superando le lacerazioni dei contrasti, è “totalità in divinire”.

E’ quindi simbolo unificatore di redenzione. Il fanciullo implica qualcosa che evolve verso l’autonomia. Esso è il prodotto più prezioso e più promettente di madre natura in quanto comporta un più alto grado di autorealizzazione. Il conflitto viene superato quando la coscienza, per mezzo del simbolo del fanciullo, si distacca dalle origini e dai contrasti. Il fanciullo è simbolo di una situazione di là da venire. Esso prepara e preannuncia un mutamento di personalità. Il bambino divino è per la coscienza una parte insignificante: egli, perciò, viene trascurato dalla medesima. Essa si attenderebbe che il “contenuto-fanciullo” cadesse nell’inconscio.

Il fanciullo è dotato di forza prodigiosa e riesce a farsi valere, ad onta di ogni pericolo o minaccia, perché esce dall’inconscio come sua creatura. Egli personifica le forze vitali al di là dei limiti della coscienza e della sua unilateralità. Esso rappresenta l’impulso vitale all’autorealizzazione che è una legge di natura e quindi una forza invincibile. All’inizio può sembrare insignificante, come in alchimia, “il lapis esilis” (pietra sacra) con la trasformazione acquista la dignità di “filius sapientiae” (il mercurio trasmutato). A tale proposito citerò l’immagine onirica di una mia paziente ”anoressica” di 21 anni che, dopo lunghi anni di dipendenza dalla madre, aveva deciso di crescere. La ragazza aveva sognato di essere madre di un prodigioso bambino che, appena nato sapeva camminare. Nel pomeriggio del secondo giorno di vita si esprimeva in maniera artistica. Nel terzo giorno il prodigioso essere, in una aura di luce, rivelava la sua origine divina. Il fatto che il prodigioso bambino, a volte, si presenti nella realtà di “ermafrodito” non significa altro che “unione degli opposti”. Il fanciullo è un mediatore tra le basi inconsce e la coscienza. Esso getta un ponte fra la coscienza ‘presente’ minacciata di sradicamento e “la totalità” naturale inconscia ed istintiva. Per effetto di questa mediazione l’unicità, la singolarità e l’unilateralità della coscienza, si collegano alle origini naturali. L’ermafrodita rappresenta la totalità umana nell’unificazione della persona cosciente e inconscia.

Secondo K. Kerini, che si è occupato dal punto di vista mitologico dei pueri divini, parlare del fanciullo prodigioso significa raccontare della umanità e della sua infanzia. L’immagine del fanciullo divino che esprime il mondo e la vita cosmica non è un semplice modo di dire in maniera diversa, ma un’immagine che si offre al mondo stesso per esprimere l’inesprimibile.

 



All content © Copyright 2017 by Per appuntamento: 0521.282404 – 339.1538669.
Subscribe to RSS Feed – Posts or just Comments

Workaholic WordPress Theme by Graph Paper Press