Analisi del Canto Primo dell’Inferno

Analisi del Canto Primo dell’Inferno della Divina Commedia  secondo la Psicologia del profondo

Dante intraprende un lungo viaggio: dai gironi dell’Inferno giunge al Purgatorio e arriva infine al Paradiso.
La dolorosa esperienza della sofferenza lo rende capace di superare le negatività del male e pone le basi per una sua crescita interiore.
La selva simbolizza la Grande Madre Negativa che mantiene gli individui in uno stato vegetativo inconscio senza possibilità di crescita. Il poeta è stato a lungo prigioniero della unilateralità della coscienza, ha alimentato l’illusione perversa di poter avere il predominio sugli istinti, sull’emotività e sull’affettività per mezzo dei valori dello spirito. Mentre l’unilateralità della coscienza fa parte dei fattori personali che hanno disturbato ed immiserito la sua esistenza, il formalismo, l’ipocrisia, la sopraffazione, lo sfruttamento della natura e degli esseri umani sono i fattori collettivi che hanno portato l’Alighieri nella selva. Quando Dante si rende conto di non essere più fuso con le ombre della selva si disidentifica dalle stesse, inizia per lui una nuova vita.
Nella Sand Play Therapy l’elemento vegetale appare come indice di trasformazione ed evoluzione.  Il sommo poeta superata la selva “selvaggia e forte” avverte la paura di essere risucchiato dall’inconscio collettivo ‘il pelago’, oceano che contiene ‘l’acqua della vita’: Jung in “Psicologia e Alchimia” mette in evidenza la grande importanza che si deve attribuire al sentirsi perduti nel marasma di una realtà caotica come importante condizione  per rinnovare la propria personalità.
Uscito dalla selva, Dante vede il colle illuminato dal sole, simbolo di conoscenza intellettuale e di ascesa spirituale. In questo momento l’Alighieri non è ancora in grado di integrare positivamente la realtà del suo inconscio con la coscienza razionale. Scegliere la via del colle comporterebbe affidarsi ad una conoscenza puramente intellettuale verso situazioni fuorvianti e dannose.
Dal punto di vista analitico l’immagine della ‘piaggia’ desertica indica la solitudine necessaria per iniziare un nuovo cammino che in questo momento il poeta può solo intuire, ma l’ascesa al colle è inattuabile. Se l’istinto è rimosso, si oppone ad una coscienza che altera il rapporto tra coscienza e inconscio e usa violenza nei suoi confronti. L’inconscio vuole essere tenuto in considerazione non prevaricato. <style=”text-align: justify;”>Attraverso la comparsa delle fiere l’inconscio rivendica un equilibrio tra psiche e corpo e si oppone ad un io che s’identifica solo nei valori della mente e dello spirito.
Dal punto di vista della psicologia del profondo le tre belve rappresentano l’espressione di comportamenti istintivi autonomi molto potenti. Essere posseduti dalle ombre della prima fiera, la lonza, significa cadere in balia di una realtà istintiva che rende schiavi.
L’uomo non è più capace di assumersi le proprie responsabilità e si lascia trascinare da comportamenti irresponsabili. Chi si lascia dominare dalla belva è catturato dal sesso, dal cibo, dal bere, dall’ira e dal gioco d’azzardo e da ogni realtà che impedisce di governare l’esperienza con coscienziosità ed equilibrio. Chi si sottomette al leone viene sopraffatto dal bisogno incontrollato di potere che porta all’oppressione e all’arbitrio. Spesso colui che viene dominato dal leone esercita sul prossimo una violenza incontrollata a causa della profonda paura di essere derubato di ciò che gli appartiene. Chi usa l’intelligenza per danneggiare i propri simili è dominato dalla lupa. Se qualsiasi valore perde di significato le belve circolano liberamente e senza controllo. <style=”text-align: justify;”>Dante si accorge che l’Io non è padrone in casa sua e non è in grado di reggere le difficoltà del cammino della propria crescita: allora chiede umilmente aiuto ed appare Virgilio. Il poeta mantovano rappresenta l’archetipo del Vecchio Saggio che fa domande ed è portatore di aiuto e consiglio. Si presenta a noi chiedendoci: “Quali  sono gli obiettivi  della nostra esitenza e che cosa stiamo facendo della nostra vita?”
Virgilio descrive al suo discepolo le positive caratteristiche del “Veltro”, cane da caccia  simboleggiante la fedeltà a se stessi.
Chi  nelle  relazioni sarà in grado di  alimentarsi  di calore e di  affetto  e testimoniare  le proprie convinzioni  nella vita di ogni giorno, impegnandosi nello studio e nella ricerca, avrà la possibilità di realizzare un modello positivo di crescita tenendo presente l’esempio del Veltro.
Prima di salire verso l’alto bisogna scendere, perché è necessario confrontarsi con gli istinti e divenire capace di staccarsi da quelle realtà che rendono l’individuo dominato dalle cose e lo imprigionano in esse.
Virgilio condurrà il discepolo, e noi con lui, a conoscere tutti gli aspetti degli abissi del male e ci farà vivere il cambiamento per liberarci dai limiti e salire alle stelle.



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